I Generi del Fantasy: Historical Fantasy
Il punto di partenza del historical fantasy è una domanda semplice e generativa: cosa sarebbe successo se la storia che conosciamo avesse avuto uno strato magico nascosto?
Non è alternative history — quello è un genere diverso, dove si cambiano gli eventi storici per esplorarne le conseguenze. Il historical fantasy non altera la storia: la popola di elementi soprannaturali che coesistono con i fatti reali. L’Inghilterra napoleonica di Susanna Clarke è storicamente accurata — le battaglie, i personaggi, la politica, la società — ma in questo mondo la magia è reale ed è appena tornata dopo secoli di assenza. La Russia medievale di Katherine Arden ha la cronologia e la cultura corrette, ma gli spiriti del folklore slavo abitano i boschi e le steppe come entità reali che interagiscono con i personaggi.
Questa coesistenza è il meccanismo centrale del genere: la magia non sostituisce la storia, la ri-illumina. E quando funziona davvero, la usa come strumento critico — per rendere visibile quello che la storiografia ufficiale tende a nascondere, per dare voce alle voci che i documenti storici hanno cancellato, per esplorare il potere con la distanza che solo la storia può offrire.
Cosa lo definisce
La ricerca storica come fondamento, non come decorazione. Il historical fantasy di qualità richiede lavoro. Clarke ha impiegato dieci anni a scrivere Jonathan Strange & Il Signor Norrell, in parte perché il romanzo esige una conoscenza dell’Inghilterra del primo Ottocento — la cultura letteraria, il linguaggio, le strutture politiche, la vita quotidiana — abbastanza profonda da reggere ottocento pagine di pastiche stilistico. Chakraborty dichiara di passare molto tempo immersa nei libri di storia medievale islamica prima di scrivere una parola di fiction. Questa differenza si avverte: i libri costruiti sulla ricerca hanno una densità, una coerenza interna, un sapore specifico che i libri costruiti sull’impressione vaga di “sembra medievale” non hanno.
La magia come metafora critica. Nei migliori libri del genere, il soprannaturale non è ornamentale — è lo strumento con cui il testo rende visibile qualcosa che la storia “vera” non riesce a contenere. In Babel di Kuang, il sistema magico basato sulla traduzione funziona come metafora letterale del colonialismo: l’Impero Britannico saccheggia i madrelingua delle colonie per estrarne il potere magico. Non è una metafora sottile, è una struttura narrativa che fa della critica al colonialismo il meccanismo stesso della storia. In Jonathan Strange, la magia che torna in Inghilterra porta con sé le voci silenziare — donne, persone di colore, classi subalterne — che la storia ufficiale aveva eliminato.
La tensione tra ordine storico e soprannaturale. Il historical fantasy crea sempre una tensione tra le regole del mondo storico reale e le regole del mondo magico. Come si comporta un governo burocratico quando deve regolamentare la magia? Come cambia la guerra napoleonica quando i maghi possono evocare flotte di fantasmi? Come si posiziona una donna medievale che ha poteri soprannaturali in una società che non ammette autonomia femminile? Questa tensione è il motore narrativo del genere, e i libri migliori la usano fino in fondo.
L’espansione geografica come tendenza dominante. Per decenni il historical fantasy è stato quasi esclusivamente ambientato in Europa — Inghilterra vittoriana, medioevo europeo, Russia zarista. Dal 2015 in poi il genere ha subito una trasformazione significativa: Shannon Chakraborty porta nel centro del genere il mondo islamico medievale, Shelley Parker-Chan la Cina della fine della dinastia Yuan, S.A. Chakraborty il mondo djinn dell’antico Medio Oriente. Nel 2026 questa espansione è la tendenza più vivace del genere, e produce i libri più interessanti proprio perché lavora su materiale meno consumato.
Il problema con il genere
Il historical fantasy soffre di due problemi ricorrenti. Il primo è il costume da scena: libri che usano l’ambientazione storica come estetica — abiti d’epoca, vocabolario arcaico, candele e carrozze — senza la ricerca necessaria per renderla credibile. Si riconoscono immediatamente: le incongruenze storiche sono tollerabili quando l’autore chiaramente sa cosa sta facendo e sceglie consapevolmente di deviare; diventano fastidiose quando tradiscono semplicemente la mancanza di lavoro preparatorio.
Il secondo è la tendenza al “fantasy storico romanticizzato” — una versione del passato in cui la magia risolve i problemi più difficili della storia reale senza affrontarli davvero. I libri migliori del genere non usano il soprannaturale per ammorbidire il passato: lo usano per renderlo più acuto, più reale, più onesto sulla violenza e la disuguaglianza che la storia solitamente contiene.
I principali autori
Susanna Clarke ha scritto due romanzi e una raccolta di racconti, e con questo catalogo minimo è diventata uno degli autori più importanti del fantasy contemporaneo. Jonathan Strange & Il Signor Norrell (2004, Hugo Award) ha richiesto dieci anni di lavorazione: Clarke ha iniziato a scrivere nel 1993, durante un soggiorno a Bilbao, e ha pubblicato nel 2004 con un anticipo di un milione di sterline da Bloomsbury. Il romanzo imita deliberatamente la prosa dei romanzieri britannici del primo Ottocento — Austen, Dickens, Scott — con note a piè di pagina che rimandano a testi magici immaginari, in un effetto di pastiche così riuscito da essere quasi indistinguibile dall’originale. Neil Gaiman lo ha definito “il romanzo fantasy inglese più bello scritto negli ultimi settant’anni.” Il secondo romanzo, Piranesi (2020), è più breve e più strano — un labirinto infinito, un uomo che non ricorda chi è, una mystery che si rivela lentamente — e ha vinto il Women’s Prize for Fiction.
R.F. Kuang ha scritto Babel (2022) — Oxford 1830, sistema magico basato sulla traduzione e sulla perdita linguistica, colonialismo britannico come tema esplicito — mentre studiava il cinese medievale a Oxford come Marshall Scholar. Il romanzo usa l’ambientazione storica per fare qualcosa di più radicale di quasi tutto il historical fantasy precedente: non solo popola la storia di magia, ma usa la magia come sistema per rendere il colonialismo strutturalmente visibile. L’editore lo ha descritto come “una risposta tematica a The Secret History e una risposta tonale a Jonathan Strange & Il Signor Norrell” — il che è un posizionamento preciso.
Katherine Arden ha scritto la trilogia Winternight (2017-2019) ambientata nella Russia medievale del XIII-XIV secolo, basata sulla tradizione folklorica slava: gli spiriti dei boschi, Baba Yaga, Morozko il padre dell’inverno, il conflitto tra il paganesimo antico e il Cristianesimo che avanza. Arden ha vissuto in Russia, conosce la lingua e la cultura, e porta nel libro quella conoscenza come texture narrativa — non come ricerca superficiale ma come familiarità vera con il materiale. La trilogia è stata tradotta in italiano da Mondadori.
Shannon Chakraborty ha costruito la sua carriera sul historical fantasy islamico: la trilogia Daevabad (2017-2020) esplora un mondo djinn basato sull’Islam medievale; la serie Amina al-Sirafi (2023-) sposta il punto di vista su una capitana pirata dell’Oceano Indiano medievale. Chakraborty si definisce una studiosa autodidatta del mondo islamico medievale — “quando non scrivo sono immersa in libri di storia medievale islamica e arte abbaside” — e questo si avverte nei libri: la cosmologia, la teologia, la cultura materiale sono costruite con una coerenza che il lettore sente anche senza conoscere le fonti. The Tapestry of Fate, il secondo volume della serie Amina al-Sirafi, esce il 12 maggio 2026.
V.E. Schwab ha vinto il Goodreads Choice Award 2025 per la categoria Fantasy con Seppellisci le mie ossa nel suolo di mezzanotte — un’epopea vampirica che attraversa tre epoche storiche: Santo Domingo de la Calzada nel 1532, Londra nel 1837, Boston nel 2019 — tre donne le cui vite si intrecciano attraverso i secoli. Schwab porta nel historical fantasy una sensibilità cinematografica e una capacità di bilanciare trame multiepoca che pochi autori raggiungono.
Guy Gavriel Kay merita una menzione separata come pioniere del genere. I suoi romanzi — Tigana (1990), The Lions of Al-Rassan (1995), A Song for Arbonne (1992) — sono tecnicamente ambientati in mondi secondari, ma questi mondi sono trasparenti rispecchiamenti di epoche storiche reali: l’Italia rinascimentale, la Spagna medievale della Reconquista, la Francia medievale provenzale. Kay usa il velo sottile del mondo secondario per poter prendere libertà narrative impossibili con la storia vera, mantenendo la densità emotiva e culturale dell’ambientazione storica. È una strategia diversa da Clarke o Kuang ma con effetti simili.
Tre libri da cui iniziare
1. Jonathan Strange & Il Signor Norrell — Susanna Clarke
Il romanzo di riferimento del genere, uno dei libri più belli scritti nel fantasy del ventunesimo secolo, e un caso editoriale anomalo: ottocento pagine di pastiche stilistico vittoriano che hanno vinto l’Hugo Award, venduto milioni di copie e prodotto una serie televisiva BBC di alta qualità.
Inghilterra, 1806. Le guerre napoleoniche sono in corso. La magia è scomparsa dall’Inghilterra da centinaia di anni — rimane solo come disciplina accademica, studiata da teorici che non sanno eseguire nemmeno un incantesimo di base — finché un mago solitario e bibliomane, Mr Norrell, dimostra di poter praticare davvero. Norrell sale alla ribalta, resuscita una nobildonna, combatte per la corona contro i francesi. Poi arriva Jonathan Strange: giovane, intuitivo, audace, esattamente l’opposto di Norrell. I due maghi — dapprima maestro e allievo, poi rivali — cambiano la storia dell’Inghilterra, involontariamente e irreversibilmente.
Clarke scrive come se stesse imitando Jane Austen con l’aggiunta della magia — le note a piè di pagina che citano testi immaginari, il tono distaccato e ironico, la prosa che porta il peso di tutto quello che nasconde. Il libro richiede pazienza: il primo terzo è lento per chiunque non sia già immerso nell’estetica. Chi persiste trova qualcosa che non ha paragoni nel genere.
2. L’orso e l’usignolo — Katherine Arden (La notte dell’inverno #1)
Il punto d’ingresso più accessibile al historical fantasy europeo non-inglese, e il libro che meglio dimostra come la ricerca storica e folklorica possa diventare narrazione vivente invece che nota a piè di pagina.
Russia medievale, XIII secolo. Vasilisa è la figlia di un boyar di provincia, cresciuta con le storie della nonna sugli spiriti del folklore slavo — i domovoi che proteggono la casa, il leshy dei boschi, il vodyanoy delle acque. Vasilisa può vederli e parlarci, cosa che la sua nuova matrigna cristiana considera una colpa morale. Quando un nuovo sacerdote arriva nel villaggio con il suo fanatismo e la sua paura del paganesimo, gli spiriti — che proteggono il villaggio dal freddo soprannaturale — cominciano a indebolirsi, perché nessuno porta più loro offerte. E il freddo, in questo mondo, ha un nome.
Arden ha vissuto in Russia, parla russo, conosce la tradizione folklorica dall’interno. Il libro ha la texture delle cose vere: il freddo russo, la struttura sociale medievale, la tensione tra le tradizioni pagane e il Cristianesimo che avanza, sono costruiti con una precisione che non è ricerca accademica ma familiarità vissuta. La trilogia è completa.
In Italia pubblicato da Fanucci col titolo L’orso e l’usignolo.
3. L’ultima avventura della regina pirata — Shannon Chakraborty
Il libro da leggere per capire dove sta andando il historical fantasy nel 2025-2026: fuori dall’Europa, verso epoche e culture che il genere ha quasi completamente ignorato fino a pochi anni fa.
Oceano Indiano, XII secolo. Amina al-Sirafi è una capitana pirata di mezza età, ex-leggenda dei mari, che ha abbandonato la vita di rapina per crescere sua figlia in relativa pace. Viene tirata fuori dal ritiro da un’offerta impossibile da rifiutare: trovare la figlia di una nobile scomparsa, che si è unita a una setta di fanatici in possesso di una reliquia di potere soprannaturale. Amina raccoglie la sua vecchia ciurma, che include una maga, un gigante e un navigatore di dubbia moralità, e salpa.
Chakraborty ha costruito questo libro su anni di ricerca storica sul commercio medievale nell’Oceano Indiano — le rotte, le culture, la vita portuale, la cosmologia islamica — e il risultato è un fantasy d’avventura che si sente radicato in un mondo reale invece che in un’impressione vaga di “medioevo esotico”. La protagonista è una donna di mezza età con una figlia da proteggere, credente in modo complicato e non perfettamente ortodosso, con una reputazione che la precede e delle conseguenze del suo passato che continuano a tornare. È uno dei personaggi femminili più riusciti del fantasy recente.