I Generi del Fantasy: Fairy Tale Retelling

Le fiabe non sono mai state innocenti. Prima dei fratelli Grimm — che le hanno edulcorate, epurate di violenza e sessualità esplicita, trasformate in strumenti di educazione morale per l’infanzia borghese dell’Ottocento — circolavano in forme molto più crude, più ambigue, spesso esplicitamente adulte. Perrault nel Seicento scriveva per i salotti aristocratici, non per i bambini. Basile nel Seicento italiano raccoglieva materiale che sarebbe risultato scandaloso per i lettori vittoriani. Le versioni che conosciamo oggi sono già retellings — riscritture con un’agenda precisa — di materiale originale molto più scuro e complesso.

Il fairy tale retelling moderno, nel senso del genere letterario riconoscibile, nasce dalla consapevolezza di questo. Non si limita a rendere “più scure” le fiabe — prende sul serio la domanda che le versioni bowdlerizzate avevano eluso: cosa significano davvero queste storie? Chi proteggono? Chi escludono? Cosa insegnano sulle donne, sul potere, sul corpo, sulla paura?


Una genealogia breve

La fondatrice del genere moderno è Angela Carter. La camera di sangue (1979) è una raccolta di dieci racconti basati su fiabe — Barbablù, La Bella e la Bestia, Cappuccetto Rosso, la Bella Addormentata — in cui Carter dichiarava esplicitamente di voler “estrarre il contenuto latente dalle storie tradizionali.” Non versioni alternative, non riscritture: decostruzioni. Le protagoniste di Carter non vengono salvate, si salvano da sole o non si salvano. Il desiderio è esplicito, l’orrore è reale, la morale è sempre più complicata di come la fiaba originale la presentava. Neil Gaiman ha citato La camera di sangue come una delle sue influenze principali.

Carter ha aperto una strada che negli anni Ottanta e Novanta altri hanno percorso in forme diverse: Robin McKinley ha scritto i suoi retelling de La Bella e la Bestia (Beauty, 1978, e Rose Daughter, 1997) con serietà letteraria e senza romanticizzazione; Patricia Wrede ha portato le fiabe in territorio comico e metanarrativo; Patricia A. McKillip ha applicato una prosa poetica a materiale folklorico nordico e celtico.

L’esplosione commerciale del genere arriva negli anni Duemila e Duemiladieci: Wicked di Gregory Maguire (1995) — Il Mago di Oz dal punto di vista della Strega dell’Ovest — ha dimostrato che il mainstream di massa era disposto a comprare una revisione radicale di una fiaba popolare. Da lì la cascata: il mercato YA ha adottato il retelling come formato commerciale di riferimento, producendo centinaia di titoli con protagoniste attive, toni più cupi, romance espliciti. Marissa Meyer con la saga Cronache Lunari (dal 2012) ha portato il retelling in territorio science fiction; Sarah J. Maas ha ibridato il retelling con il fae romance in La corte di rose e spine (retelling di La Bella e la Bestia con elementi di Persephone/Hades e Cappuccetto Rosso).


Cosa lo definisce

La struttura riconoscibile come scaffolding narrativo. Il retelling funziona attraverso un contratto implicito con il lettore: la storia di partenza è nota abbastanza da creare risonanza. Quando Cenerentola o la Bella e la Bestia vengono distorte, la distorsione ha significato perché il lettore conosce il punto di partenza. Se la storia originale è troppo oscura per la maggior parte dei lettori, il retelling perde il suo meccanismo fondamentale — la tensione tra quello che ti aspetti e quello che trovi.

Il punto di vista come atto politico. Il fairy tale retelling ha quasi sempre una tesi sul materiale originale. Chi racconta la storia determina chi è il protagonista e chi è il villain. Il retelling dell’Odissea da Penelope (Margaret Atwood, Il canto di Penelope) dice qualcosa di diverso dal retelling dal punto di vista di Circe (Madeline Miller). Il retelling di Biancaneve dal punto di vista della strega dice qualcosa di diverso dalla stessa storia dal punto di vista dello specchio. Questa scelta non è casuale — è la posizione critica dell’autore sul materiale.

La tensione tra fedeltà e tradimento. I retelling migliori mantengono la struttura emotiva della fiaba originale — la sensazione di cosa è in gioco, il tipo di risoluzione emotiva che il materiale promette — mentre tradiscono tutto il resto. I retelling peggiori si limitano a sostituire una protagonista passiva con una protagonista che combatte, mantenendo invariata ogni altra assunzione della storia di partenza. La protagonista che si batte ancora per il principe, solo usando una spada invece di aspettare, non è un retelling critico — è la stessa storia in costume da empowerment.

La saturazione greca e nordica. Nel decennio 2015-2025 il genere ha prodotto una quantità industriale di retelling basati su mitologia greca e nordica, fiabe dei Grimm e di Perrault. Queste fonti sono state così massicciamente utilizzate che il margine di originalità si è ridotto drasticamente. Nel 2026 il genere più vitale si sposta verso materiale meno frequentato: folklore celtico, tradizioni slave, mitologie asiatiche e africane, folklore indigeno. I titoli che si distinguono sono quasi sempre quelli che operano su materiale che il lettore non conosce già per nome.


Il problema con il genere

Il fairy tale retelling ha tre problemi strutturali che si manifestano con regolarità nei titoli peggiori.

Il primo è il falso empowerment: la protagonista “forte” come sostituzione invece che come critica. Prendere Cenerentola e darle le arti marziali non cambia la storia — la replica con un set di prop diverso. L’empowerment reale nel retelling richiede di cambiare le strutture narrative sottostanti, non solo i comportamenti della protagonista.

Il secondo è la romanticizzazione acritica. Il fairy tale romantasy — retelling di fiabe con romance esplicito al centro — è il segmento commercialmente più attivo del genere nel 2025-2026, ma tende a replicare esattamente le dinamiche di potere che il retelling critico dovrebbe esaminare. Un Barbablù reso attraente e giustificato dall’amore non è un retelling di Barbablù — è una riabilitazione.

Il terzo è la dipendenza dall’estetica. Il genere ha una grammatica visiva molto riconoscibile — foreste oscure, castelli, rose, specchi, lupi — che viene spesso usata come sostituto del contenuto. I libri più belli del genere a livello di copertina non sono necessariamente i più interessanti.


I principali autori

Angela Carter è la fondatrice e il punto di riferimento critico. La camera di sangue (1979) rimane il testo teoricamente più ambizioso del genere — non un libro facile da leggere, non un libro comodo, ma quello che ha stabilito cosa può fare un retelling quando prende sul serio il proprio materiale. Carter ha dichiarato che il suo obiettivo era “estrarre il contenuto latente” — non aggiungere una nuova lettura, ma mostrare quello che era già lì, nascosto sotto la versione rassicurante.

Robin McKinley ha scritto i due retelling di riferimento de La Bella e la Bestia: Beauty (1978) e Rose Daughter (1997). Il secondo è superiore ma il primo — scritto prima che il genere dei retelling esistesse come categoria commerciale — è quello che ha stabilito il modello di come trattare le fiabe con serietà letteraria. La bestia di McKinley è davvero inquietante, la prigione è davvero una prigione, l’amore che nasce è complicato e guadagnato lentamente. Tutto quello che è venuto dopo deve qualcosa a questi libri.

Naomi Novik ha portato il retelling in territorio narrativamente molto sofisticato con Cuore oscuro (2015) — retelling di fiabe slave in una Polonia immaginaria — e Spinning Silver (2018) — retelling di Tremotino. Quest’ultimo è particolarmente notevole: Novik prende una fiaba breve e quasi insulsa — un uomo che aiuta una ragazza e poi pretende il suo primogenito in cambio — e la espande in una storia di tre donne che usano intelligenza, rischio economico e solidarietà femminile per sopravvivere in un mondo che non lascia loro alternative. Il retelling non aggiunge una lettura femminista dall’esterno: scopre che era già dentro il materiale originale.

Marissa Meyer ha definito il segmento YA del genere con la serie Cronache Lunari (2012-2015): retelling di fiabe in chiave sci-fi distopica, con Cenerentola come cyborg, Cappuccetto Rosso come agente speciale, Rapunzel come hacker. Meyer non cerca profondità critica — cerca accessibilità e ritmo, e li ottiene con consistenza. La serie è rimasta il punto di riferimento per i lettori young adult che si avvicinano al genere.

Helen Oyeyemi occupa uno spazio completamente diverso dagli altri — i suoi retelling di fiabe (Boy, Snow, Bird; Gingerbread; White is for Witching) sono narrativa letteraria che usa le fiabe come struttura mitopoietica invece che come materiale da riscrivere. I confini del genere diventano porosi, le fiabe emergono e scompaiono, e quello che rimane è qualcosa che resiste alla categoria. È l’autrice del genere più citata nelle università letterarie, meno nei blog di BookTok.

Gregory Maguire ha dimostrato con Wicked (1995) che il retelling a grande scala — non solo una storia ma un intero sistema mitologico rivisto — poteva diventare un fenomeno culturale trasversale. L’adattamento musicale a Broadway ha superato The Phantom of the Opera come musical con il maggior incasso nella storia, il che dà la misura dell’impatto. I libri successivi di Maguire hanno applicato la stessa formula a Oz, ad Alice nel Paese delle Meraviglie, a Biancaneve, con risultati decrescenti ma con una coerenza di approccio riconoscibile.

Bar Fridman-Tell è la voce più recente e più interessante del genere nel 2026. Honeysuckle, il suo romanzo d’esordio uscito il 24 marzo 2026, è un retelling del mito gallese di Blodeuwedd — la donna creata dai fiori per essere moglie di un uomo, narrazione di autonomia e consenso in un contesto mitico che quasi nessun lettore anglosassone conosce già. Il libro ha ricevuto blurb da Ava Reid, che lo ha descritto come “un sogno febbrile che non dimenticherò presto.” È stato descritto dai reviewer come “un Frankenstein femminista con i fiori” e “gotico cottage-core con risentimento femminile al cuore.” È esattamente il tipo di retelling che il genere ha bisogno di produrre di più: materiale non greco, non nordico, non Grimm.


Tre libri da cui iniziare

1. La camera di sangue — Angela Carter

Il testo fondativo del genere, e ancora il più radicale. Non è un romanzo ma una raccolta di dieci racconti, ognuno dei quali prende una fiaba nota — Barbablù, La Bella e la Bestia, Cappuccetto Rosso, la Bella Addormentata — e la porta in un territorio che la fiaba originale non aveva il coraggio di abitare.

Carter non romanticizza, non rassicura, non garantisce lieti fini. Le sue protagoniste sono sessuate, consapevoli, spesso in pericolo reale. La sua prosa è gotica e densa — Carter viene dalla narrativa surrealista, non dal romance — e richiede attenzione. Il racconto “The Tiger’s Bride” (retelling de La Bella e la Bestia) si chiude con la protagonista che si trasforma in tigre: non libera dall’uomo-bestia, ma libera dall’umanità come il mito la intendeva per lei. È il capovolgimento più estremo che il genere abbia mai prodotto.

Neil Gaiman lo ha citato come influenza primaria. Marina Warner ha detto che “ha girato la chiave” per lei come scrittrice.

Disponibile in italiano come La camera di sangue (Feltrinelli, 1984); l’edizione è fuori commercio ma reperibile usato.


2. Spinning Silver — Naomi Novik

Il retelling che dimostra meglio di tutti gli altri come il genere possa funzionare quando l’autrice prende sul serio il materiale invece di decorarlo.

Miryem è figlia di un usuraio ebreo nella Polonia medievale immaginaria. Suo padre è troppo gentile per riscuotere i debiti, la famiglia è povera, e lei decide di fare lei stessa il lavoro del padre — e scopre di essere brava, e di godersi la cosa. Quando vanta di poter trasformare l’argento in oro, il re degli Staryk — creature del freddo soprannaturale — la prende in parola e la porta nel suo mondo.

Novik prende Tremotino — una fiaba breve e fastidiosamente misogina sulla dipendenza delle donne dall’aiuto maschile — e la espande in una storia di tre donne che usano intelligenza, solidarietà e presa di rischio economica per sopravvivere in un sistema che non le protegge. Le tre protagoniste intrecciano le loro storie senza che nessuna sacrifichi la propria per le altre. Il retelling non aggiunge empowerment dall’esterno: mostra che era già dentro il materiale originale, soffocato.

Disponibile in italiano (Mondadori, 2024), in volume unico con Cuore oscuro. Ha vinto il Locus Award nel 2019.


3. Honeysuckle — Bar Fridman-Tell

Il titolo più recente della lista e quello che rappresenta meglio la direzione più interessante del genere nel 2026 — fuori dal repertorio greco-nordico-Grimm che ha dominato il decennio.

Honeysuckle è un retelling del mito gallese di Blodeuwedd, tratto dal Mabinogion: una donna creata dai fiori da due maghi per essere la moglie di un uomo che non poteva sposare nessuna donna mortale. Il mito originale si conclude con la trasformazione di Blodeuwedd in gufo come punizione per aver tradito il marito. Fridman-Tell trasforma questo materiale — consenso, creazione, autonomia, il corpo come proprietà altrui — in una storia gotica e horror che ha vinto i lettori in modo quasi unanime nelle early review.

Uscito il 24 marzo 2026, è l’esordio di un’autrice israeliana-canadese con un dottorato in letteratura vittoriana (la sua tesi era sui vampiri vittoriani). Literary Hub lo ha descritto come uno dei sei migliori retelling dell’anno. Ava Reid lo ha definito “un sogno febbrile che non dimenticherò.”

Non disponibile in italiano.

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