Per genere 7 libri

Il ciclo arturiano: da dove iniziare (e dove non fermarsi)

Uno sguardo d'insieme sul ciclo bretone nella letteratura e non solo

Poche storie hanno resistito al tempo con l’ostinazione del ciclo arturiano: dodici secoli di riscritture, amplificazioni, tradimenti e redenzioni, e Artù è ancora lì, nella nebbia tra Tintagel e Avalon, a significare qualcosa che ogni epoca ridefinisce a propria immagine. Non è una questione di nostalgia medievale né di puro fascino letterario — è che il nucleo della leggenda tocca qualcosa di strutturalmente umano: l’ideale che si incarna in un uomo, l’istituzione che porta i semi della propria dissoluzione, la promessa che non si compie mai del tutto ma non smette mai di orientare. Il ciclo arturiano, in tutti i suoi libri e in tutte le sue forme, ci restituisce ogni volta una versione diversa di quella stessa frattura.

Le origini sono più antiche e più caotiche di quanto l’iconografia medievale faccia pensare: strati celtici pre-cristiani, cronache latine dubbie, elaborazioni gallesi che mescolano storia e mitologia con una disinvoltura che disperava già gli storici dell’Ottocento. Goffredo di Monmouth nel XII secolo costruisce la prima grande architettura narrativa della materia, mettendo fondamenta su fondamenta di invenzione; poi vengono i romanzi cavallereschi francesi, il Lancelot in prosa, la Morte Darthur di Malory che cristallizza la versione «canonica» per secoli — e ogni momento di questa catena è già una trasformazione, un atto interpretativo mascherato da trascrizione. La tradizione arturiana non ha mai avuto un testo originale: nasce già come riscrittura.

Quel che rende questa materia ancora così fertile per la narrativa contemporanea è precisamente questa disponibilità a essere piegata. Si può scegliere di abitare la Britannia sub-romana con rigore storico, espungere il soprannaturale e ritrovare un dux bellorum credibile nella penombra della storia; si può invece spingere nella direzione opposta e fare di Avalon un mondo a sé, con la sua logica mistica e le sue figure femminili finalmente al centro. Si può scegliere il punto di vista della sconfitta — Mordred, Morgana, Ginevra — e ribaltare l’asse morale di tutta la vicenda. Ogni romanzo arturiano è anche una dichiarazione di poetica: dove metti la tua fiducia, chi fai parlare, cosa scegli di preservare e cosa di abbattere.

Questa lista non pretende di essere esaustiva né definitiva — nessuna lista sul ciclo arturiano potrebbe esserlo, data la vastità e la dispersione della materia. È piuttosto una mappa di ingressi: testi che aprono prospettive diverse sulla leggenda, che permettono di abitarla da angolazioni distanti tra loro, e che insieme tracciano la traiettoria di una storia che continua a trovare lettori perché continua, con ogni generazione, a trovare cose nuove da dire su come si costruisce un ideale e su cosa succede quando comincia a sgretolarsi.

1
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La Grotta di Cristallo

Mary Stewart

La Grotta di Cristallo di Mary Stewart è il primo di tre libri che l’autrice britannica dedica al ciclo arturiano. Gli altri due libri sono Le grotte nelle montagne e L’ultimo incantesimo.
La storia, pur ripercorrendo tutto l’arco della vicenda arturiana, è in realtà incentrata sul personaggio di Merlino che viene raccontato soprattutto come un uomo, con le sue idee, la sua forza e le sue debolezze.
La storia di Artù, quindi, l’epopea di un regno ma soprattutto la storia di un uomo.
In realtà’ esistono altri due libri dedicati al ciclo bretone: Il giorno fatale e il Il principe e il pellegrino ma non sono direttamente legati al mago pur completando il quadro generale della vicenda arturiana.

2
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Le Nebbie di Avalon

Marion Zimmer Bradley

Ciclo di Avalon

Le Nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley è considerato un capolavoro della letteratura fantasy ed è sicuramente uno dei punti più alti della produzione artistica della scrittrice statunitense.
Considerato un romanzo “femminista” da alcuni, offre sicuramente una prospettiva alternativa e chiaramente in tema con l’autrice alla vicenda di Re Artù.
La storia è tutta narrata al femminile, attraverso l’alternarsi del punto di vista tra le figure femminili maggiori e minori del ciclo: Ginevra e Morgana, Igraine, Morgause…
Il libro fa parte di una serie, il Ciclo di Avalon, composto da otto romanzi di cui rappresenta la parte conclusiva della storia, pur essendo stato il primo ad essere stato scritto e pubblicato.

3
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Il Re d’Inverno

Bernard Cornwell

Il romanzo di Excalibur (vol. 1)

Il Re d’Inverno è il primo romanzo del ciclo “Il romanzo di Excalibur” ad opera di Bernard Cornwell.
Anche qui, il punto di vista è quello di un personaggio “trasversale” alla vicenda arturiana: Derfel Cadarn, guerriero e amico di Artù.
Il personaggio è invenzione letteraria originale, non appartenente alla cerchia dei protagonisti canonici del ciclo bretone, ma è probabilmente ispirato a San Derfel, monaco guerriero britanno che compare nel ciclo.
Anche in questo caso, Il Re d’Inverno è il primo romanzo di una saga di cui fanno parte anche: Cuore di Derfel, Torre in fiamme, Il tradimento, La spada perduta.

4
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The History of the Kings of Britain

Goffredo di Monmouth

Historia Regum Britanniae, opera in latino del XII secolo scritta da Goffredo di Monmouth è la cronaca della storia dei re di Britannia e rappresenta un po’ il punto di origine della letteratura e della mitologia del ciclo bretone ma, attenzione, abbraccia un intervallo e una vicenda assai più ampia che la storia di Artù e i suoi cavalieri.
Ne esistono varie traduzioni, leggermente difficili da reperire.

5
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Le Morte Darthur

Thomas Malory

Le Morte Darthur (La morte di Artù, in italiano) è un’opera di Sir Thomas Malory risalente al XV secolo.
È una raccolta e una rielaborazione dell’intero corpus del ciclo bretone e rappresenta una delle opere inglesi più importanti e rilevanti riguardanti il ciclo stesso.
È probabilmente l’opera che è stata più usata e abusata come punto di riferimento per ogni produzione successiva (letteraria, cinematografica, teatrale e di qualunque altro tipo), abbracciando tutta la vicenda dalla nascita alla morte di Re Artù.

6
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Re Lear

William Shakespeare

Re Lear, di William Shakespeare è una tragedia in 5 atti scritta nel XVII secolo.
Vogliamo pensare che sia impossibile che non conosciate l’autore o che non abbiate mai sentito nominare il titolo dell’opera, ma il fatto che la vicenda prenda le mosse dalla mitologia britannica potrebbe essere un fatto meno noto.
Non rappresenta certo questo, comunque, uno dei meriti principali dell’opera del più grande drammaturgo della storia.
Si tratta di un’opera considerata uno dei capolavori assoluti di Shakespeare, non c’e’ molto altro da aggiungere.
Una lettura senz’altro impegnativa, ma se state leggendo queste righe probabilmente siete preparati.

7
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La Caduta di Artù

J.R.R. Tolkien

La Caduta di Artù di J.R.R. Tolkien è un poema ad opera del padre della letteratura fantasy moderna rimasto incompiuto e pubblicato postumo a cura del figlio Christopher Tolkien, come gran parte della produzione tolkeniana.

Rappresenta qualcosa di diverso da tutto il resto del materiale di Tolkien e racconta di Artù come un condottiero britannico ultimo baluardo contro le invasioni sassoni dell’Alto Medioevo.

Si tratta forse dell’opera “più fantasy” tra quelle presentate in questa scheda in cui la vicenda guerresca, gli amori, gli eroismi e i drammi che ruotano intorno alla tavola rotonda si intrecciano e rispecchiano l’eterna lotta tra Bene e Male, tra Ordine e Caos che tanto richiama le più note opere del corpus tolkeniano.

Il taglio non è troppo dissimile da quello di Bernard Cornwell nel suo Romanzo di Excalibur. Per chi fosse interessato a dare uno sguardo d’insieme alle diverse narrazioni del ciclo arturiano, abbiamo preparato una scheda che vi invitiamo a consultare: Il ciclo arturiano: da dove iniziare (e dove non fermarsi)