Il 6 maggio 2025 Joe Abercrombie ha pubblicato I Demoni, ed è bastato un mese perché il romanzo finisse nelle classifiche di NYT, USA Today e Indie Bestseller, si aggiudicasse il Dragon Award come miglior romanzo fantasy e attirasse l’attenzione di James Cameron, che ne ha acquisito i diritti cinematografici e co-firmerà la sceneggiatura insieme allo stesso Abercrombie. Non è il traguardo di un autore che ha addolcito la sua scrittura per allargare il pubblico — è la prova che il lettore grimdark di oggi vuole ancora il sangue, i tradimenti, i corpi che non si rialzano, ma non è più disposto a chiudere il libro sentendosi semplicemente logorato. Vuole ridere mentre la compagnia si sfascia sotto i suoi occhi, e piangere due pagine dopo per lo stesso motivo.
Questa lista non è “grimdark con qualche battuta buttata lì per allentare la tensione”. È una selezione di libri dove l’umorismo nero è strutturale — nasce dalle dinamiche di gruppo, dalla voce narrante, dal modo in cui i personaggi si parlano addosso — mentre la violenza resta reale, mai edulcorata per fare spazio alla risata. Cinque libri, cinque gradazioni diverse dello stesso equilibrio.
I Demoni di Joe Abercrombie è il punto di partenza obbligato, ed è anche il caso più estremo di comicità da attrito di gruppo che il genere abbia prodotto negli ultimi anni. La “Compagnia dei Dannati” — un monaco, un cavaliere maledetto, un pirata, un lupo mannaro, un vampiro, un mago e un elfo — scorta un’ex ladra fino al trono, e lo fa litigando in continuazione, con un livore reciproco che è insieme il motore comico del libro e la prova che nessuno di loro si fida davvero degli altri. Sopra, una trama di violenza pura, senza sconti. È il libro che dimostra come si possa vendere milioni di copie senza abbassare la guardia sull’oscurità.
Il ladro linguanera di Christopher Buehlman è il titolo che consiglio a chi vuole capire dove sta il confine — perché lo attraversa più volte nello spazio di poche pagine. Un ladro indebitato fino al collo con la sua Gilda viaggia insieme a una cavaliera della dea della morte, e il romanzo vive di sarcasmo e turpiloquio quasi ininterrotti, la voce di un buddy movie prima che il genere avesse un nome. Poi, senza preavviso, vira su un orrore genuino o su una malinconia che non ti aspettavi da un libro che fino a un attimo prima ti stava facendo ridere. È stato descritto come una via di mezzo tra Tolkien e Terry Pratchett, ed è la definizione più onesta possibile di cosa significhi tenere insieme le due cose senza che l’una tradisca l’altra.
Il principe dei fulmini di Mark Lawrence è il controcampo necessario di questa lista, il libro che mostra dove il sorriso del grimdark si assottiglia fino quasi a sparire. Jorg Ancrath è un principe sociopatico a capo di una banda di predoni, e la sua voce narrante — disturbata, spietata, eppure capace di un’ironia tagliente che la rende quasi seducente — è ciò che tiene il lettore incollato a un personaggio che altrimenti respingerebbe ogni identificazione. Non è un libro “divertente” nel senso in cui lo sono gli altri quattro di questa lista: è la prova che l’umorismo nero, in mani meno generose di quelle di Abercrombie o Buehlman, può diventare l’ultima cosa che separa un antieroe da un mostro.
I guerrieri di Wyld. L’orda delle tenebre di Nicholas Eames è, senza contendenti, la scelta più esplicitamente comica della lista. Una compagnia di mercenari ormai in pensione si rimette in marcia trattata — nella struttura stessa del romanzo — come una rock band leggendaria che rimette insieme la formazione originale per un ultimo tour, con tanto di groupie, rivalità tra “gruppi” concorrenti e nostalgia da reunion. Sotto la superficie da commedia, però, ci sono momenti di una malinconia autentica, il peso di corpi che non rispondono più come una volta e di amicizie logorate dal tempo. È il libro giusto per chi, dopo quattro titoli di sangue e ironia, vuole ricordarsi che il grimdark può anche essere, semplicemente, divertente da leggere.
Gli Inganni di Locke Lamora di Scott Lynch chiude la lista come l’ancoraggio più solido per chi arriva qui dall’articolo su Abercrombie: la truffa, in questo romanzo, è essa stessa una forma di comicità, un artificio narrativo che permette a Lynch di far ridere il lettore con la stessa mano con cui gli mostra un mondo — Camorr — spietato e disposto a punire ogni errore con la morte. Locke e i suoi Bastardi Galanti sono ladri di alta classe che si prendono gioco della nobiltà cittadina con un’eleganza quasi teatrale, finché il romanzo non ricorda, con una violenza improvvisa e mai gratuita, che il gioco ha sempre una posta reale.
Se c’è un filo che lega questi cinque libri a l’articolo su Abercrombie e il ritorno della sua compagnia di reietti, è che nessuno di loro tratta l’umorismo come una via di fuga dalla brutalità del genere: lo tratta come uno strumento della stessa brutalità, capace di renderla sopportabile senza mai negarla. Resta da capire se questo equilibrio sia davvero un’evoluzione del grimdark — un genere che ha imparato a guardarsi allo specchio senza prendersi troppo sul serio — o se sia semplicemente la controprova che i lettori di oggi non reggono più cinquecento pagine di disperazione pura senza che qualcuno, nel frattempo, gli offra una via d’uscita.