- Anno
- 2025
- Pagine
- 448
- Lingua orig.
- EN
- ISBN
- 9781835414309
The Buffalo Hunter Hunter
di Stephen Graham Jones (2025)
Il Nebula 2026 per il miglior romanzo e il Locus per l’horror sono il segnale critico più forte dell’annata, e vanno a un libro che non è fantasy e che il pubblico italiano non può ancora leggere nella propria lingua. Vale comunque la pena sapere che esiste. Stephen Graham Jones costruisce The Buffalo Hunter Hunter come una matrioska di documenti: un’accademica contemporanea ritrova il diario del 1912 di Arthur Beaucarne, pastore luterano del Montana, che vi ha trascritto le confessioni settimanali di un Piedi Neri che si fa chiamare Good Stab e che ha smesso di essere umano.
Il vampiro qui non è una metafora libera: è storicamente vincolato. Good Stab caccia i cacciatori di bisonti perché lo sterminio delle mandrie fu la strategia deliberata con cui si affamò una nazione, e il massacro del Marias del 1870 — duecento Piedi Neri, in maggioranza donne, anziani e malati — è il fatto storico attorno a cui ruota tutto. La formula del genere diventa lo strumento per raccontare che il colonialismo non è passato: è una cosa che continua a nutrirsi.
È il libro più duro tra quelli segnalati e richiede stomaco: la violenza è dettagliata e la struttura a testimonianze pretende attenzione per capire chi sta mentendo. Ma la triplice cornice—accademica, pastore, Good Stab—è costruita perché ogni voce corregga la precedente, e l’effetto finale è il più sofisticato che l’horror abbia prodotto negli anni Venti. Solo in inglese.