- Anno
- 2006
- Pagine
- 346
- Lingua orig.
- EN
- ISBN
- 9788804687918
Alla fine dell’arcobaleno
di Vernor Vinge (2006)
Vernor Vinge, tra i primi teorici della singolarità tecnologica, ha immaginato nel 2006 un futuro prossimo che leggiamo oggi come sorprendentemente presciente. Alla fine dell’arcobaleno (Premio Hugo 2007, Locus Award 2007) racconta una San Diego dove la realtà è ubiquitariamente mediata: dispositivi a realtà aumentata indossabili, droni per le consegne, reti neurali incorporate, interfacce gestuali ovunque. Robert Gu, il protagonista, si risveglia guarito dall’Alzheimer in un mondo interamente connesso — e per lui, che ricorda ancora il nostro presente, l’esperienza è un’alienazione totale. è qui che Vinge costruisce il vero motore narrativo del romanzo.
Non è un romanzo di sola estrapolazione tecnologica: mantiene un equilibrio raro tra plausibilità tecnica e tensione emotiva, dentro una trama di cospirazione che non lascia cadere il ritmo da thriller. Molte delle previsioni di Vinge — realtà aumentata indossabile, droni ubiqui, computing pervasivo — sono invecchiate meglio di quanto ci si aspetterebbe da un romanzo di quasi vent’anni fa.
Se ami la fantascienza near-future che non cade nell’info-dump tecnologico, se vuoi leggere come un teorico della singolarità immaginava il nostro presente da lontano, questo libro parla a te. Se preferisci ambientazioni più distanti nel tempo o meno dense tecnicamente, potrebbe non essere il punto d’ingresso giusto — ma per chi cerca l’ultima tappa cyberpunk prima della realtà aumentata reale, resta un caso raro.