- Anno
- 2021
- Pagine
- 480
- Lingua orig.
- EN
- ISBN
- 9791259675750
Il ladro linguanera
di Christopher Buehlman (2021)
Christopher Buehlman è un polistrumentista narrativo — poeta, commediante, drammaturgo — che ha approdato al fantasy d’adulti con Il ladro linguanera dopo aver costruito la sua reputazione nei festival rinascimentali. In questo esordio fantastico distilla quella stessa energia: un tono che sa essere pungente e irriverente, capace però di virare bruscamente verso l’orrore e la malinconia. La struttura narrativa ricalca il modello picaresco — una sequenza di avventure quasi episodiche — ma sempre incorniciata in una ricerca, un viaggio verso la regina perduta di Galva. Non è l’anatomia del fantastico tolkeniano tradizionale, è piuttosto un Tolkien per chi ama il mordace di Pratchett.
Quello che funziona è solido: la prosa è costruita con precisione, e Kinch è un narratore di prima persona che senza sforzo diventa uno dei più affascinanti del genere recente. Il worldbuilding circostante, gestito per lo più tramite infodump dal protagonista, è selvaggio quanto basta: geopolitica fantasy coniugata a imperialismo, capitalismo di frontiera, multiculturalismo. Niente di laborioso, di didascalico. I personaggi secondari sono ricchi e profondi, e la chimica fra Kinch e Galva è quella che sorregge tutto il libro.
Il limite è che Buehlman costruisce il libro interamente sulla spalla del narratore: se Kinch non ti conquista, il resto fatica a stare in piedi. Più strutturale: il pacing pecca di episodicità — ogni capitolo è un’avventura a sé, il che rende l’esperienza a tratti additiva invece di coesiva. E resta il fatto che la serie non è finita: il secondo volume ancora non c’è. Ma questo libro, preso singolarmente, è impeccabile per chi ama il fantasy che non prende se stesso troppo sul serio, per chi apprezza un protagonista carismatico e vizioso, e non si spaventa del turpiloquio costante che si alterna a momenti di vera malinconia.