- Anno
- 1984
- Pagine
- 444
- Lingua orig.
- EN
- ISBN
- 8834402812
I draghi del crepuscolo d’autunno
di Margaret Weis, Tracy Hickman (1984)
Nel 1984, Weis e Hickman fecero qualcosa di audace e storicamente inedito: presero il materiale di una campagna di gioco reale — i personaggi erano i personaggi di veri giocatori di Dungeons & Dragons, le avventure ricalcavano sessioni effettivamente giocate — e lo trasformarono in narrativa epica senza perdere l’anima del gioco. Questo non era scontato. Il rischio era produrre un manuale di ambientazione travestito da romanzo, e il genere fiction derivata da D&D ne è pieno. Quello che Weis e Hickman riuscirono a fare invece fu intuire che ciò che rendeva quelle campagne memorabili non era la meccanica ma l’investimento emotivo dei giocatori nei propri personaggi, e che quell’investimento poteva essere tradotto in prosa se si lasciava che i personaggi avessero un’interiorità vera oltre la funzione ludica.
Raistlin Majere è la risposta più convincente a questa scommessa. Mago fragile, fisicamente consumato dalla sua ambizione, portatore di una visione del mondo — letteralmente: i suoi occhi dorati vedono ogni cosa in declino e morte — che lo separa da ogni forma di sentimentalismo eroico, Raistlin è il primo personaggio moralmente ambiguo costruito con vera coerenza nella fiction derivata dal gioco di ruolo. Non è l’antieroe del fantasy in senso ampio — Moorcock era arrivato prima, e Abercrombie sarebbe arrivato dopo con ben altra profondità — ma è il primo villain-protagonist che un’intera generazione di lettori cresciuti su D&D incontrò e non seppe abbandonare. Il suo successo è il segnale più chiaro che Dragons of Autumn Twilight aveva toccato qualcosa di reale.
La tensione irrisolta del libro — tra le sue origini ludiche e le sue ambizioni letterarie — è anche la ragione per cui il romanzo ha ancora un senso da leggere oggi, non nonostante i suoi limiti ma attraverso di essi. Il gruppo di compagni arriva con la comodità di un party da gioco: le classi sono rappresentate, le funzioni sono distribuite, nessuno è superfluo. Questa struttura è al tempo stesso la forza del libro, che muove con un’efficienza narrativa rara, e la sua fragilità, che si sente nei momenti in cui la psicologia dei personaggi preme contro il vincolo del design. Weis e Hickman non risolsero mai completamente questa contraddizione — ma la tennero in vita abbastanza a lungo da scrivere qualcosa che vendette 3,5 milioni di copie entro il 1990 e fondò un intero filone della letteratura fantastica. C’è una saggezza pratica in questo, che è diversa dalla perfezione formale ma non è meno reale.