- Anno
- 2026
- Pagine
- 336
- Lingua orig.
- EN
- ISBN
- 9781639736737
Honeysuckle
di Bar Fridman-Tell (2026)
Honeysuckle è il debutto di Bar Fridman-Tell e arriva con una premessa disarmante: una ragazza creata dai fiori per essere la compagna ideale di un ragazzo solitario. Ci sono tutte le note della fiaba, tranne che il fiore—Daye—è vivo, consapevole, e stagionale. Ogni fine stagione si sfrangia, letteralmente, se non viene ricucita dal suo creatore. Quando la sorella che l’ha tessuta non torna a casa in tempo, inizia l’orrore: non il jump scare, ma il lento disfacimento di un corpo che non appartiene a se stesso e che nessuno ha mai chiesto il permesso di creare.
Il libro funziona come una variazione femminista su Frankenstein—riadattamento del mito gallese di Blodeuwedd dal Mabinogion, quella donna creata per obbedire che alla fine si trasforma in gufo come punizione per la disobbedienza. Fridman-Tell ribalta il copione: il suo gufo non è una punizione, è una liberazione, e il vero orrore non è il corpo che si trasforma ma il controllo che lo ha plasmato. La tesi della sua dissertazione sui vampiri vittoriani trapela in ogni pagina—c’è quella ricerca del vittoriano gotico, quel desiderio di rivenire potenza dai margini della storia letteraria. Il cottage-core qui non è accoglienza ma gabbia: i fiori, la foresta, l’intimità rurale diventano scenografia di una fossa di controllo e possesso.
La ricezione è stata entusiasta: Goodreads le assegna 4,23 stelle, è stata nominata Best Book of March 2026 da Barnes & Noble e Apple, ed è entrata nelle liste USA Today & National Indie Bestseller. Literary Hub l’ha inserita tra i migliori titoli fantasy del mese; Ava Reid ha scritto che era «un sogno febbrile che non dimenticherò presto». I reviewer lodano soprattutto l’atmosfera opprimente—quella nebbia pesante che sale lentamente—e la caratterizzazione di Daye, che passa da giocattolo consenziente a vittima di una forma di servitù soft, tanto più terribile perché radicata nell’amore. Qualche lettore ha notato una certa ripetitività nei viaggi in città di Rory, ma il dissenso è minoritario: il libro sa quello che vuole dire sulla bodily autonomy e lo dice senza pietà.
Non esiste edizione italiana. Chi legge l’inglese troverà un debutto che non scherza, che prende una fonte mitologica poco nota e la trasforma in un interrogativo sulla genesi stessa della donna come artefatto. Non è un libro leggero, e non intende esserlo.