- Anno
- 2017
- Pagine
- 480
- Lingua orig.
- EN
- ISBN
- 9788804727767
Murderbot. I diari della macchina assassina
di Martha Wells (2017)
Serie: The Murderbot Diaries — vol. 1
Quando Martha Wells pubblica All Systems Red nel 2017, nessuno sa che sta per dare vita a uno dei personaggi più affascinanti della fantascienza contemporanea: una SecUnit semi-organica che si chiama Murderbot e odia le persone quasi quanto odia il proprio lavoro. Wells costruisce il personaggio attorno a un’idea semplice ma inedita — un protagonista che non vuole salvare il mondo, che preferisce guardare Sanctuary Moon in streaming piuttosto che socializzare, che porta con sé un carico di ansia e depressione che non risolve magicamente dal capitolo uno al capitolo due. La raccolta Mondadori riunisce i primi quattro romanzi brevi (Allarme rosso, Condizione artificiale, Protocollo ribelle, Strategia di uscita), e in 480 pagine il quadro diventa cristallino: Murderbot è l’eroe che non vuole esserlo, capace di compiere imprese straordinarie pur nutrendo una totale sfiducia nelle proprie capacità sociali e una riluttanza esistenziale nei confronti del proprio incarico di protezione.
La ricezione critica ha riconosciuto subito cosa stava accadendo. All Systems Red ha vinto l’Hugo, la Nebula e il Locus Award per miglior novella. Nel 2021, Network Effect (il quinto libro) ha conquistato sia l’Hugo che la Nebula per miglior romanzo. La serie intera ha poi ricevuto l’Hugo Award per miglior serie — un dato che dice molto sulla coesione e l’importanza dell’opera nel genere. Ma quello che i premi non catturano è la specificità psicologica del personaggio: Wells, in interviste pubbliche, ha collegato esplicitamente l’ansia e la depressione di Murderbot alla propria esperienza personale. Non è stato un dettaglio minore nel marketing, è stato il cuore della serie, ed è la ragione per cui i lettori hanno riconosciuto quella autenticità.
Quello che rende Murderbot magnetico è il contrasto fondamentale che Wells costruisce tra l’esterno e l’interno del personaggio. Dall’esterno, una SecUnit è un’arma intelligente, competente, letale. Dall’interno, una macchina convinta di essere un disastro totale: preferisce il silenzio, ha paura della responsabilità, resiste all’empatia anche quando non può negare di provarla. I fan, da subito, l’hanno descritta non come un’aspirazione tradizionale ma come «una di noi»: una figura vulnerabile che compie azioni eroiche nonostante — non a dispetto di — i suoi difetti. Più specifico è il disagio, più comune diventa la risonanza emotiva.
Chi dovrebbe leggerlo? Chiunque ami la fantascienza senza il peso dell’epica pesante, il lettore che riconosce se stesso nell’ironia e nell’autocommiserazione, chi apprezza l’azione ma non la glorificazione della forza, chi ha fame di voci narrative fresche che rifiutano gli archetipi eroici. La traduzione di Stefano A. Cresti restituisce il tono secco, scattante e amareggiato di Murderbot senza perdere il ritmo delle battute. Non è narrativa leggera: è costruita intorno a un carattere che sa come farti ridere mentre ti racconta quanto odia la maggior parte dell’esistenza. È proprio questo che la rende irresistibile.