Anno
1977
Pagine
344
Lingua orig.
EN
ISBN
9780345347534

A Spell for Chameleon

di Piers Anthony (1977)

Serie: Xanth — vol. 1

3.0/5
🟡 Per appassionati

A Spell for Chameleon vinse il British Fantasy Award nel 1977 e diede il via a una delle serie fantasy più longeve della storia del genere — oltre quaranta volumi, ancora in produzione, con una fedeltà di lettori che attraversa generazioni. Quello che Anthony costruì con questo primo libro non è facilmente separabile da ciò che rese Xanth così capace di moltiplicarsi: un mondo — la Florida magica, con ogni abitante dotato di un potere unico e irripetibile — concepito come motore combinatorio inesauribile, dove la premessa non si esaurisce mai perché il gioco è formale più che narrativo. Il pun come principio costruttivo non è solo umorismo: è il meccanismo che rende Xanth espandibile all’infinito, un sistema che produce storie come una macchina produce pezzi, con una leggerezza che ha un suo tipo di competenza artigianale.

Bink, il protagonista senza potere apparente esiliato da un regno che non tollera l’imperfezione magica, è un classico dell’outsider fantasy — ma Anthony lo usa con più ironia strutturale di quanto sembri a prima lettura. Il plot costruisce su Bink una rivelazione che è al tempo stesso beffarda e narrativamente onesta, e il modo in cui il romanzo gioca con le aspettative del lettore su cosa significhi “avere un potere” è genuinamente più sofisticato del registro leggero in cui tutto è avvolto. C’è un piacere di costruzione qui, non solo di consumo, e chi lo legge nell’originale inglese — dove i puns funzionano con la precisione a cui sono destinati — entra in una macchina narrativa che ha una sua coerenza interna.

Il limite strutturale del libro, però, è reale e non è trascurabile. La rappresentazione delle donne in A Spell for Chameleon non è un prodotto ingenuo del suo tempo: è sistematica. Chameleon, il personaggio femminile centrale, oscilla tra stupidità e bellezza in proporzione inversa — il suo “potere” è esattamente questa variazione, e Anthony la costruisce con una consapevolezza che rende la cosa peggiore dell’inconsapevolezza. I personaggi maschili secondari commentano esplicitamente le donne come problema e come oggetto. Il lettore moderno non trova qui una dissonanza da contestualizzare storicamente ma un limite che attraversa l’intera architettura della storia. Xanth si legge sapendo questo, o non si legge affatto.